La più grande mostra mai fatta su Bruno Munari

C’era questo signore di Milano che guardava una fotocopiatrice e ci vedeva una macchina fotografica dadaista, guardava un tubo di tessuto industriale e ci vedeva una lampada da soffitto, guardava dei pezzi di panno e ci vedeva un libro, guardava un albero e vedeva l’esplosione lentissima di un seme.

Partiamo da una convinzione che non mi toglierà nessuno: Bruno Munari è uno dei più grandi geni di tutti i tempi. Certo in molti lo hanno paragonato a Leonardo Da Vinci, ma per me Munari è stato ancora più grande. Perché Leonardo progettava anche armi mentre Munari disegnava oggetti per rendere bella la vita di tutti i giorni e insegnava a bambini la cosa più preziosa di tutte, che se riesci a rimanere curioso diventi un uomo libero.

E quando a gennaio di quest’anno il direttore della Fondazione Magnani-Rocca, ci ha detto che sì, finalmente era il momento di una mostra su Munari, ero emozionatissimo. Poi come sempre sono cominciati anche i dubbi e le domande tipo “Ma la GenZ lo capisce Munari?”.

L’intelligenza umanissima di Bruno Munari in mostra alla Fondazione Magnani-Rocca.

Torniamo a Munari perché ha una storia bellissima. Nasce a Milano ma quasi subito la sua famiglia si trasferisce nel Polesine e lui cresce in campagna, tra i canneti e il fiume, in una natura in pace con l’uomo che poi, da adulto, dirà che gli ricorda molto il Giappone. Poi appena si fa uomo lo richiamano a Milano, uno zio, per lavorare nella grafica (sono gli anni 20 e andare a Milano a fare il grafico non è ancora così comune). Poi qui incontra Marinetti, un talent scout di artisti, che lo mette tra gli artisti del secondo futurismo e gli fa illustrare anche una sua poesia. Munari a quei tempi prova un po’ di tutto, fa collage con le foto copiando i dadaisti, dipinge aeroplani e si firma BUM. Poi comincia le sue prime sperimentazioni e nasce la prima Macchina inutile e da lì il suo genio non si ferma e infila un’invenzione dietro l’altra.

Curioso, ironico, sperimentale, rivoluzionario silenzioso, Munari sembra l’antidoto perfetto a una società superficiale, sfuggente, con un crescente deficit dell’attenzione. In un’epoca di intelligenze artificiali, l’intelligenza umanissima di Munari sembra più che mai necessaria.

Una delle cose più belle di Munari è che non è geloso delle sue idee, anzi. Quando comincia a studiare e capire come funziona il cervello di una persona creativa, condivide le sue scoperte, scrive saggi e libri che sono ancora una bibbia per chi vuo fare questo mestiere. Bruno Munari opere: Volumi di culto come “Da cosa nasce cosa”, “Arte come mestiere”, “Fantasia”.

Per noi bambini degli anni ‘80 Munari ha progettato e disegnato gran parte del mondo in cui siamo cresciuto. Basti pensare alle copertine Einaudi dei libri scritti insieme a Gianni Rodari. Che meraviglia La torta in cielo, Le favole al telefono, Il Libro degli errori, Il paese degli alberi di Natale.

La mostra Bruno Munari tutto a cura di Marco Meneguzzo e Stefano Roffi

Ma devo dire che nonostante tutto un po’ di dubbio rimaneva. Cosa ne pensa la gente di Munari? Piacerà questa mostra? “Bruno Munari. Tutto” sarà un successo oppure un flop?

Per avere una risposta è bastato poi sedersi su una panchina del Parco Romantico della Fondazione il primo sabato dopo l’inaugurazione di “Bruno Munari. Tutto” e vedere la fila di persone di ogni età, signore anziane con il bastone e scialli colorati, coppie di hipster milanesi con il berrettino e la salopette, bambini curiosi e mamme curiose, architetti in borghese, maestre in pensione. Si incamminavano sulla ghiaia davanti alla Villa e salivano lo scalone di ingresso tra le gigantografie delle Forchetti Parlanti.

Li ho seguiti poi e passeggiando nelle sale piene di gente ho visto un signore molto serio, un professore, che guardava attraverso il filtro del polariscopio e scopriva forme e colori nascosti. Ho visto una classe di bambini della scuola materna ridere di gusto davanti alla Sedia per visite brevissime. Quel genio di Munari ce l’aveva fatta ancora una volta a conquistare tutti, di ogni età e provenienza, attirando nella sua mente creativa, divertente e divertita.

Bruno Munari. Tutto” alla Fondazione Magnani-Rocca è una mostra che in 250 opere racconta una delle più grandi menti creative del Novecento. Quello delle Forchette parlanti, delle Macchine inutili, dei Libri illeggibili, delle Sculture da viaggio, delle Xerocopie originali e di altre migliaia di invenzioni incredibili.

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