Pasini è l’Oriente.

Quella di Pasini è una storia che contiene altre storie, dipinti come diari di viaggio, orizzonti immaginifici in cui lo spettatore può abbandonarsi. Oriente di fascino e mistero, di paesaggi sconfinati e odalische, di suggestive rovine, di terre lontane, di meraviglie ed esotiche bizzarrie.

Quando la prima traduzione delle Mille una Notte si diffonde in Europa all’inizio del Settecento nasce una nuova corrente di gusto che diventerà presto una vera moda per tutto ciò che viene da Turchia, Persia ed Egitto e che vedrà in Alberto Pasini (Busseto 1826 – Cavoretto 1899), pittore e viaggiatore, uno dei suoi interpreti più raffinati.

Alberto Pasini – Mercato a Costantinopoli. 1874 olio su tela

La Fondazione Magnani-Rocca dedica proprio a Pasini la sua mostra di primavera PASINI E L’ORIENTE. Luci e colori di terre lontane con oltre 100 opere fra dipinti e lavori grafici. A cura di Paolo Serafini e Stefano Roffi, a Mamiano di Traversetolo, presso Parma, 17 marzo – 1 luglio 2018.
È una pittura, quella di Pasini, che prende le distanze dal lavoro di tutti gli altri interpreti della stagione orientalista dell‘Ottocento, perché non si propone di presentare l’immagine dell’Oriente che il pubblico occidentale richiedeva e alla quale era abituato, ma di creare immagini nuove, aprendo un dialogo artistico con una cultura altra, attraverso la presentazione “dall’interno” dei suoi contenuti, usi, costumi, atmosfere. Un modello pittorico e di dialogo artistico che divenne un unicum, e che oggi, per l’importanza del tema, acquista un valore e un significato di grande attualità.

La sua attività di pittore di atmosfere orientaliste, mai presentata al pubblico in una mostra con questa angolazione e questo taglio interpretativo, ha inizio con un avvenimento, che segnerà tutta la sua carriera artistica: siamo nel 1855 quando Pasini, da poco arrivato a Parigi, viene chiamato a far parte di una delicatissima missione diplomatica francese, incaricata di venire a patti con lo Shah di Persia, per sottrarlo all’influenza russa.

Questa straordinaria storia di una delle più avventurose missioni diplomatiche del XIX secolo, che, durante il conflitto russo-turco, fu costretta, per raggiungere Teheran, a circumnavigare la penisola arabica, con l’obiettivo di tenere aperto, con gli strumenti della cultura e della diplomazia, un dialogo tra l’Europa e il Medio Oriente, apre la mostra dove vengono presentati, per la prima volta tutti insieme, i disegni, le litografie e i dipinti realizzati da Pasini in occasione della missione.

Di questo storico viaggio non avremmo alcun documento se non fossero rimaste le memorie del Conte Joseph Gobineau, primo segretario, che accompagnava il Ministro Prosper Bourée assieme ad altri funzionari e dragomanni, e soprattutto i dipinti, disegni e litografie del pittore incaricato dal Ministro di accompagnare e documentare la missione: Alberto Pasini.

In Mostra, fra l’altro, viene presentata la serie completa dei quaranta disegni realizzati in Persia; la serie delle dodici incisioni pubblicate su “l’Illustration, Journal Universel” e accompagnate dagli articoli di Barbier de Meynard e Paulin; e i grandi dipinti, tra i rarissimi esempi di opere di grandi dimensioni realizzate dall’artista.

Alberto Pasini Accampamento persiano, olio su tela
Alberto Pasini Falconieri 1880 olio su tela

Tornato a Parigi nel giugno del 1856, a seguito della fine della guerra, Alberto Pasini inizia a rielaborare i disegni e gli schizzi eseguiti durante il viaggio e presenta negli anni successivi al Salon parigino una serie di dipinti di grande formato, che costituiranno uno dei modelli di riferimento per tutta la pittura orientalista degli anni a seguire. A metà dell’Ottocento, infatti un nuovo contesto di relazioni politiche, economiche, culturali, sociali, porterà alla nascita e allo sviluppo a Parigi di un centro europeo di cultura e produzione artistica a soggetto orientalista, che alimenterà un nuovo gusto collezionistico attento all’estraneo e all’esotico, grazie anche e soprattutto all’opera del più grande mercante parigino di quegli anni, Adolphe Goupil, con cui Pasini stabilirà un contratto di esclusiva, che venderà oltre 300 opere dell’artista.

 

La mostra prosegue con una seconda sezione dedicata alle opere realizzate a Istanbul, che diverrà il luogo principale raffigurato dall’artista negli anni a seguire, e che egli declinerà in decine di varianti e soluzioni, a partire dalla grande veduta della Moschea di Yeni Djami, che Goupil venderà al Museo di Nantes nel 1872, fino alle numerose e rumorosamente affollate Scene di Mercato, delle quali realizzerà nel corso degli anni più di trenta versioni, tutte differenti e tutte con una atmosfera unica e irripetibile.

Una successiva sezione viene dedicata alle scene raffiguranti usi e costumi dell’Oriente, con i quali Pasini aveva iniziato ad avere familiarità proprio grazie all’apprezzamento dello Shah di Persia, che lo aveva portato con lui più volte alla caccia col falcone.

In questa sezione alcune opere ad olio vengono accompagnate in mostra dalle incisioni che Goupil ne trasse (oggi tutte al Museé Goupil di Bordeaux), che valsero a diffondere in Europa e in America il modello di composizione e atmosfera proposto da Pasini. Un’ultima sezione è riservata ai dipinti di atmosfera e di paesaggio, che, grazie a una nuova interpretazione della pittura di veduta e di paesaggio, porteranno nei decenni successivi tanti altri artisti a realizzare opere di simile tenore.

La mostra inoltre presenta per la prima volta al pubblico opere di grandi dimensioni di musei internazionali mai esposte prima in una mostra scientifica, quali Pascoli sulla strada da Teheran a Tabriz, olio su tela, cm 120 x 205, firmato e datato A. Pasini 1864, Musée des Beaux-Arts di Rouen; Ricordo dei dintorni di Tripoli, olio su tela, cm 69 x 105, firmato e datato A. Pasini 1865, Marsiglia, Musée des Beaux Arts; e da collezioni private, Corvè per il trasporto dell’artiglieria nelle montagne di Shiraz, olio su tela, cm 117 x 201, firmato e datato A. Pasini 1864, capolavoro esposto al Salon di Parigi nel 1864 e apparso solo in una vendita all’asta del 1987; e Un Marché a Constantinople, olio su tela, cm 130 x 105, esposto al Salon del 1874 e riapparso solo recentemente.

La mostra è accompagnata da un ricco Catalogo con tavole delle opere a colori e con saggi di Paolo Serafini, Stefano Roffi, Lea Saint-Raymond, Cyrille Sciama, Guendalina Patrizi.

PASINI E L’ORIENTE. Luci e colori di terre lontane.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 17 marzo al 1 luglio 2018. Aperto anche tutti i festivi (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno). Lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole. Informazioni e prenotazioni gruppi: Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Ristorante e Caffetteria nella corte del museo Tel. 0521 848135. mostra e catalogo a cura di Paolo Serafini e Stefano Roffi. Il catalogo (Silvana editoriale) presenta interventi di Paolo Serafini, Stefano Roffi, Lea Saint-Raymond, Cyrille Sciama, Guendalina Patrizi.

Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049 663499 – Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE CARIPARMA.
Media partner: Gazzetta di Parma.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico

Progetto

Kreativehouse ha curato la comunicazione e lo storytelling della mostra
Cliente: Fondazione Magnani Rocca
Comunicazione: Matteo Martignoni

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